Storia di Flavia, fotografa in Francia

Inauguriamo la rubrica Storie di italiani in Francia con l’intervista a Flavia, che si è trasferita in Francia nel 2013 e dall’anno scorso ha cominciato a lavorare come fotografa professionista.


Ciao Flavia, grazie per aver accettato di dedicarci un po’ del tuo tempo per questa rubrica. 🙂

Ti seguo già da qualche anno sul tuo profilo Instagram e sul blog. So che sei da sempre un’amante della fotografia e della letteratura.

Ti va di raccontarci un po’ di te e di come sei approdata proprio in Francia, e in particolare a Limoges?

Mi chiamo Flavia e sono nata e cresciuta a Roma. Sin dalle scuole medie ho sempre saputo che avrei lasciato il paese, anche se la meta non era ancora precisa, sapevo di voler conoscere il mondo e vivere all’estero.

L’idea della Francia è venuta all’università, quando ho accompagnato mio padre in un viaggio di lavoro a Parigi. È stato amore a prima vista. Invece poi scelsi Limoges per amore, il mio compagno è di Limoges ed abbiamo deciso di vivere in questa regione, precisamente in un piccolo villaggio a 50km da Limoges, che si chiama Saint Yrieix.

Quando ti sei trasferita in Francia pensavi che ci saresti rimasta così a lungo?

Domanda difficile, mi sono chiesta se sarei rimasta a Limoges così a lungo! Vivere in campagna è fantastico, ma a volte la città mi manca. Non metto in dubbio questo paese, se nel futuro la mia vita dovesse cambiare non penso che lascerei la Francia.

Che cosa studiavi quando eri in Italia? Quando sei arrivata in Francia sapevi già il francese e a che livello?

Ero al secondo anno di Conservazione del Patrimonio culturale, con indirizzo Storia dell’Arte. Adoravo quel percorso ma il debutto dei miei vent’anni è stato un periodo piuttosto buio, pieno di confusione e le persone intorno a me non erano d’aiuto. Partire era per me necessario e vitale.

Quando sono arrivata in pianta stabile, blateravo qualche parola di francese ma ero piuttosto timida, sono migliorata quando mi sono iscritta al corso di F.L.E. (français langue étrangère) per ottenere il livello B2 per entrare all’università, con mia sorpresa ho passato il C1 e quello che mi ha aiutato di più è stato interagire al massimo con i francofoni.

Sbirciando il tuo profilo Instagram e la tua pagina Facebook si evince che hai intrapreso la strada della fotografia.

Ti va di raccontarci brevemente del tuo percorso per diventare fotografa professionista in Francia? Come sei giunta a questa decisione e quali sono stati i tuoi primi passi in questo campo?

Ho lavorato come assistente fotografa finito il liceo, presso un fotografo che faceva prevalentemente i matrimoni. Sin da quando ho scoperto la fotografia ho sempre pensato che avrei voluto lavorare in quel campo e ho scelto un percorso di studi che poteva essere utile nell’ambito artistico perché all’epoca le formazioni in fotografia erano poche e costose.

Quando sono arrivata in Francia, la fotografia è venuta con me, ma solo in quanto passione e hobby. Da due anni lavoro in una scuola, perché era mia idea quella di diventare insegnante, ma ho capito che non sono fatta per l’insegnamento. Ho capito che a quasi 30 anni non posso andare dietro a cose che mi rendono infelice anche se più sicure.

Così il 21 dicembre 2017 ho aperto una partita iva francese, che mi permette di guadagnare sui miei scatti, allo stesso modo di un illustratore che vende le sue opere. È ancora tutto molto nebuloso ma le cose stanno prendendo forma, spero di poter organizzare una mostra per questa estate e dare alcune stampe a delle gallerie d’arte.

Il mio campo fotografico è quello della natura e del patrimonio, quindi spero di collaborare anche con gli uffici del turismo. Inutile dirlo, conto tanto anche sulle connessioni che si possono creare tramite il web.

Dal punto di vista prettamente amministrativo e burocratico, è complicato diventare fotografo professionista freelance in Francia? Hai qualche consiglio pratico da condividere per chiunque altro fosse intenzionato a provarci?

No, anzi. Come tutte le cose burocratiche francesi, si fa tutto su internet, la sola cosa è capire che tipo di fotografo vuoi essere. Nel mio caso sono un “artista fotografo” mentre per chi è interessato ai matrimoni ed eventi deve chiedere uno statuto diverso, che implica una formazione di tre giorni che costa intorno ai 260€. A me non interessava fare eventi.

L’unico consiglio che mi sento si dare è quello di studiare la concorrenza e ritagliarsi il proprio spazio, anche se in Francia ci sono tante formazioni per fotografia non serve un diploma, bisogna saper dimostrare cosa sappiamo fare.

Amo molto il tuo stile fotografico un po’ vintage che raccoglie l’essenza della campagna francese. Gli scatti della quotidianità mi trasmettono un senso di quiete e serenità. Uno stile di vita molto diverso da quello frenetico della capitale, Parigi.

Ma com’è veramente vivere a Limoges? Ti va di raccontarci una tua giornata tipo?

Se dovessi descrivere una giornata di lavoro non sarebbe niente di particolare: arrivo a scuola, alunni pazzi ovunque, alunni che ti cercano perché hanno perso una matita, alunni che non sanno nemmeno dove si trovano. Strilla e fatica, infine il benedetto silenzio della macchina quando torno a casa. Nei giorni migliori in cui finisco alle 13, passo il pomeriggio in università per seguire i corsi.

Le belle giornate dove non lavoro, spesso le sfrutto per esplorare la regione, vado alla ricerca di vecchi siti, spesso in abbandono. Nel Limousin passa la strada di Riccardo Cuor di Leone, quindi si trovano castelli e siti storici praticamente ovunque, l’unico limite è il meteo, che in inverno è decisamente ostile, piove praticamente sempre e spesso passiamo mesi senza sole.

Se potessi dare un consiglio a te stessa quando hai fatto il grande passo, cosa le diresti?

Probabilmente mi consiglierei di essere più salda sulle mie decisioni e di non lasciarmi piegare dai fattori esterni. Niente compromessi.

Per concludere, dicci un buon motivo per andare a vivere in Francia e uno per cui non è il caso di andarci? Ovviamente, secondo te.

Se si vuole cambiare vita la Francia profonda offre una natura ed una cultura storica invidiabile e anche se si vive in piccoli centri i servizi ci sono e funzionano.

I francesi hanno un solo enorme difetto: stanno sempre a lamentarsi. 😆


Grazie ancora a Flavia per averci raccontato della sua esperienza di vita in Francia!

Per saperne di più sul suo lavoro andate a visitare la sua pagina Facebook, il profilo Instagram e il suo sito (in italiano, francese e inglese).

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