Storia di Barbara, traduttrice in Francia

È passato più tempo di quanto avrei voluto dall’ultima intervista di Storie di italiani in Francia, ma niente paura, siamo ancora qua!

Oggi facciamo due chiacchiere con Barbara, che si è trasferita in Francia nel 2004 e dal 2007 lavora come traduttrice freelance professionista.


Ciao Barbara, grazie per aver accettato di dedicare un po’ del tuo tempo a questa rubrica! 🙂

Ci conosciamo già da un po’ su internet e seguo quotidianamente le tue avventure da expat in Provenza grazie alla tua pagina Facebook. Avrei tante domande da farti, ma cercherò di trattenermi!

Vivere in Francia e lavorare come traduttore

Sul tuo blog ci racconti di te e di come tu abbia vissuto in tante città diverse nel corso della tua vita. Da Terni a Perugia, poi ancora Bonn, Londra, Tolosa, Torino, Ottobrunn… e per finire Aix-en-Provence dove ti sei stabilita nel 2004 con il tuo compagno tedesco.

Come mai hai (avete) scelto di trasferirvi proprio in Francia? E in particolare in Provenza?

Ci siamo trasferiti nel 2004 perché l’azienda in cui lavorava (e lavora tuttora) mio marito ha una grossa filiale in Francia, e all’epoca gli propose una trasferta. A dire il vero all’inizio ero titubante, non avevo molta voglia di spostarmi con un neonato – mio figlio aveva un anno appena – ma la voglia di avventura ha prevalso e… eccoci qua, da quasi 15 anni ormai!

Di che cosa ti occupi? Ti va di descriverci la tua giornata tipo ad Aix-en-Provence?

Nel 2007 iniziai a raccogliere informazioni sul mondo della traduzione. Avevo smesso di lavorare 4 anni prima e la vita da mamma e casalinga full time iniziava a starmi stretta. Con due pargoli in tenera età non me la sentii di tornare alla routine aziendale, così decisi di aprire la partita IVA – qui denominata numéro de SIRET – e iniziai a propormi a varie agenzie, il tutto naturalmente online. Ora il mondo della traduzione è completamente diverso: l’avvento della traduzione automatica ha reso il settore estremamente competitivo con un conseguente calo delle tariffe.

Inoltre, da qualche mese affianco l’attività di traduttrice a quella di supplente e formatrice nelle scuole private.

La mia giornata tipo è abbastanza ripetitiva: sveglia presto (verso le 6), preparazione delle colazioni (ho 3 figli con orari diversi), quindi traduzioni e/o lezioni a scuola, giri vari (spesa, attività dei figli, visite mediche eccetera), ritorno a casa, cena e… letto alle 21 massimo. Niente di eccitante insomma!

Quando ti sei trasferita in Francia pensavi che ci saresti rimasta così a lungo?

No, pensavamo che saremmo rimasti 3 anni!

Vivere in Provenza, Francia

Visto che hai studiato lingue all’università immagino che sapessi già abbastanza bene il francese quando ti sei trasferita per la prima volta in Francia.

È così o l’hai imparato sul posto?

Sono stata fortunata perché avevo studiato francese a scuola, dalle medie in poi (con ottimi insegnanti) e all’Università come terza lingua. Ho sempre amato la letteratura francese, materia che preparai per gli esami di maturità e che mi è rimasta nel cuore… Poi prima di venire in Provenza avevo già vissuto e lavorato a Tolosa alla fine degli anni ’90, per cui avevo già un buon livello di francese. Infine, nel 2007 ho preso la certificazione DALF C1, molto utile per chi cerca lavoro in Francia.

Avresti qualche consiglio da dare a chi vorrebbe trasferirsi a vivere in Francia ma ancora non parla bene il francese?

Il mio consiglio è di impararlo prima di trasferirsi – sembra scontato ma c’è molta gente che pensa di venire, trovare il primo lavoro che capita e poi imparare la lingua. Sarebbe meglio fare il contrario perché la conoscenza della lingua permette di accedere a posizioni più interessanti e meglio retribuite.

Dal punto di vista prettamente amministrativo e burocratico, è complicato diventare traduttore professionista in Francia? Hai qualche consiglio pratico da condividere per chiunque altro fosse intenzionato a provarci?

Ormai le formalità amministrative sono ridotte all’osso poiché tutto si fa online – basta consultare questo sito, una vera e propria miniera di informazioni! La parte più laboriosa è quella della ricerca dei clienti, la creazione di un database di contatti e così via. Ci vuole molta pazienza e curiosità, ma in qualche mese è possibile tessere un network di tutto rispetto. A chi mi chiede da dove cominciare consiglio sempre di leggere attentamente questo sito www.proz.com, e poi iniziare a muoversi.

Oltre a essere traduttrice, hai un blog, una pagina Facebook e hai pubblicato un ebook: Via da qui.

Via da qui ebook

Ti va di raccontarci come è nata quest’idea e a chi è rivolto il libro?

L’idea è nata per caso insieme al blog. Volevo scrivere dei racconti brevi sulla vita all’estero e pian piano è nato l’ebook. Mi sono divertita molto a scriverlo, lo ammetto.

Hai un secondo libro in cantiere? 😉

Avrei un romanzo nel cassetto, già riletto da una cara amica che è un po’ la mia correttrice di bozze… però non so, sento che devo apportare ancora qualche modifica – in particolare il finale, ne avrei 3 o 4 e non riesco a decidere quale sia il migliore. Insomma, work in progress!

Nella mia esperienza, vivere all’estero per tanti anni porta a vivere un conflitto interiore in cui ci si sente divisi tra l’Italia e il paese che ci ha ospitato. Avendo vissuto realtà diverse vedo più chiaramente i pregi e i difetti di ogni paese, così quando sono in Italia mi mancano i vantaggi della vita in Francia, e viceversa.

Qual è il tuo punto di vista sulla questione? Pensi che tornerai mai in Italia?

È verissimo! Quando si vive all’estero, dopo qualche anno si inizia a provare nostalgia per un semplice motivo: ci si rende conto che le amicizie fatte in Italia sono uniche, che la madrelingua permette di veicolare meglio sentimenti ed emozioni, e che – dolente nota – molto probabilmente l’esperienza dell’estero è destinata a diventare “one way”. Io sto cercando di progettare un rientro, ma non ti nascondo che la vedo dura – data la situazione in cui versa l’Italia, le prospettive sembrano più grigie che rosee. Ne riparliamo tra qualche anno, chissà.

In tutti questi anni di vita in Provenza hai avuto modo di crearti un’opinione sullo stile di vita dei francesi e di quella degli italiani.

Secondo te, qual è per te il maggior pregio dei francesi e quello degli italiani?

Il maggior pregio dei francesi è il loro senso civico, acquisito grazie alla scuola che inculca ai futuri cittadini il valore della res publica. Fanno educazione civica sin dall’asilo, per intenderci. Il più grande pregio degli italiani è invece la capacità di esprimere emozioni – si ride, si piange, si sbaglia e ci si perdona con molta più facilità. Il che rende i rapporti umani… umani.

Vivere in Provenza

Per concludere, dicci un buon motivo per andare a vivere in Francia e uno per cui non è il caso di andarci?

Un ottimo motivo è la politica familiare – lo Stato stende il tappeto rosso a chi decide di avere figli; più ne hai e maggiori sono i benefici di cui godi. Un motivo per non venire a vivere in Francia? Direi il carattere fortemente individualista dei francesi con tutto ciò che ne consegue: difficoltà nel fare amicizia, competizione onnipresente, senso di isolamento poiché la cultura imperante è quella del “chacun pour soi”.


Grazie ancora a Barbara per averci raccontato la sua esperienza di vita in Francia. Se volete saperne di più, vi consiglio caldamente di visitare il suo blog e seguire la sua pagina Facebook.

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