È possibile cambiare l’Italia? Quando la buona volontà non basta.

Il dibattito a proposito del restare (o tornare) in Italia e andarsene all’estero è sempre attuale e suscita una certa animosità tra le parti che sostengono l’una o l’altra parte. Ho appena letto un post al riguardo, seguito da 73 commenti… è evidente che si tratti di una questione che scalda gli animi perché ognuno di noi si sente inevitabilmente tirato in causa.

Chi resta dice che all’estero non sono tutte rose e fiori, che l’Italia è piena di cose che non riusciamo ad apprezzare e, soprattutto, che andandosene non si possono certo migliorare le cose. Ecco, queste sono le tre principali motivazioni di chi sceglie di restare o di tornare.

Sarà che non sono una persona ottimista, che credo più ai fatti che alle belle intenzioni, e che percepisco tanta ignoranza che, per citare Gaber, “Di fronte a tanta deficienza / Non avrei certo la superstizione della Democrazia”.

Io non ho lasciato l’Italia per motivazioni politiche o sociali, ma per amore di conoscenza e curiosità verso il mondo. Ho lasciato l’Italia e ho scoperto un mondo migliore. Non sto dicendo che è tutto rose e fiori, non lo è da nessuna parte, ma uscendo dalla mia piccola realtà di provincia, mi sono resa conto di come stessi meglio a vivere altrove. E ogni volta che torno in Italia e mi trovo ad affrontare le difficoltà quotidiane legate ai trasporti, alla burocrazia e alla negligenza con cui vengono trattate cose e persone, mi sento incredibilmente triste e impotente di fronte a questo sistema Italia. Sembrano sciocchezze, ma la vita è proprio fatta dalle piccole cose quotidiane e io non sono più disposta ad accettare, giorno dopo giorno, tutte queste ingiustizie.

Sì, l’Italia è piena di belle cose che io so apprezzare, ma chi ha il potere di tutelarle -queste belle cose- non lo fa. Quindi chi apprezza le bellezze dell’Italia non può fare altro che assistere impotente al loro degrado (non parlo solo di bellezze naturali, paesaggi, opere d’arte e città, ma anche delle attività imprenditoriali, delle idee e dei giovani che non riescono ad emergere).

Infine, per rispondere all’ultima argomentazione di chi fondamentalmente critica chi se ne va all’estero, dico che le rose e i fiori sono un’utopia, ma un lavoro pagato decentemente, tutelato, un sistema di welfare che ti permette di condurre una vita tutto sommato tranquilla e serena (trasporti agevoli, sanità pressoché gratuita, università a prezzi abbordabili…) non solo non sono un’utopia, ma sono la mia realtà. Una realtà che in Italia non ho mai toccato con mano e che non vedo realizzarsi nemmeno tra i ragazzi della mia età che per una ragione o per l’altra sono rimasti.

No, non possiamo cambiare le cose in Italia “nel nostro piccolo”, come dicono in tanti. Nel nostro piccolo non possiamo fare altro che subire tutte queste ingiustizie. L’unico modo per cambiare le cose nel rispetto delle attuali istituzioni è costituire un partito che rappresenti i nostri valori (quali sono poi? Da decidersi…) e votarlo.

Pensate davvero che questo sia possibile?



4 thoughts on “È possibile cambiare l’Italia? Quando la buona volontà non basta.”

    • Ne sono lieta! 🙂 Sai, quando sento quelli che mi dicono che possiamo cambiare le cose nel nostro piccolo per un attimo mi sento in colpa e mi faccio un esame di coscienza… poi ci penso su e si rafforza in me la convinzione di avere fatto la scelta giusta. Non voglio passare la mia breve esistenza facendo la martire e patendo dei soprusi quotidiani per un paese che non vede al di là del suo naso, senza memoria e che se ne frega dell’onestà e dei principi. Poi oh, se a uno piace soffrire… de gustibus! 😀

  • domanda che probabilmente ci siam posti tutti o almeno la maggior parte (mi auguro), almeno di quelli all’estero, e non è facile dar risposta, le rivoluzioni culturali non son facili e non avvengono in una notte, purtroppo o per fortuna, dipende dai casi. Poi c’è anche il fattore patria, quanti se ne sentono legati e quanti lo reputano un concetto che va evolvendosi (e questo è uno dei miei più grossi rompicapi). Probabilmente potremmo parlarne per ore, tra smorfie, amarezze e impotenza e anche questo mio commento, quasi sterile, senza risposte, è una prova di incapacità (e forse anche di non volere).

  • Ciao!
    sono tornato in Italia da 1 anno e ho passato 3 anni tra lille e bruxelles..
    all’estero lavorativamente sono stato trattato benissimo seppur con tanto sacrificio e anche tante difficoltà a trovare lavoro in francia..
    ora sono tornato e sono tornato col coltello tra i denti se avesse dovuto servire..e purtroppo c’è stata l’occasione di usarlo.. nell’azienda dove lavoro si sono presentati vari fatti negativi e anche forte della mia esperienza estera ho cercato di risolvere questi problemi con i colleghi e il datore di lavoro. Ovviamente non è facile sto (stiamo) portando avanti delle contrattazioni sindacali all’interno dell’azienda. Non è il mio lavoro ma sono orgoglioso di aver agito da catalizzatore con i miei colleghi ed essere stato in grado di far loro capire che bisogna uscirne a testa alta e non sempre trattati male come solitamente siamo abituati qui.
    sono quindi contento di essere tornato e di essere in grado di cambiare nel mio piccolo l’italia.
    Sapevo che se tornavo dovevo lottare e lo sto facendo..sia per me che per tutti i miei colleghi.
    Sono fortunato ad avere dei colleghi solidali e che vogliono stare uniti.
    Questa è la mia breve esperienza.
    Magari un giorno migrerò di nuovo ma ora sono fiero di essere arrivato fino a qui.
    se vuoi qualche dritta su lille fammi sapere 😉
    ciao

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